Inizia oggi la prima delle due giornate di sciopero proclamate per i lavoratori della commessa del Ministero della Giustizia. Un’adesione massiccia che lancia un segnale inequivocabile: il diritto al lavoro non può essere sacrificato per logiche di profitto aziendale. È scattato questa mattina il primo giorno di mobilitazione per i 174 lavoratori che, da oltre un decennio, garantiscono l’efficienza dei servizi applicativi e l’assistenza agli utenti del Ministero della Giustizia. Lo sciopero, che proseguirà anche nella giornata di domani, è la risposta necessaria all’immobilismo delle istituzioni e all’arroganza delle società subentranti. Nonostante i ripetuti tentativi di mediazione, il quadro resta allarmante: il cambio appalto rischia di lasciare a casa circa 75 lavoratori. Un taglio del personale del 40% che non solo calpesta la dignità di decine di famiglie, ma mette seriamente in dubbio la tenuta stessa dei servizi informatici della Giustizia italiana.
“Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile: proprio tra le mura del Ministero della Giustizia, la legge sulla clausola sociale viene ignorata. Non permetteremo che il risparmio economico delle grandi aziende venga fatto sulla pelle di chi ha servito lo Stato con dedizione per anni.”
La UILM è e resterà in prima linea, accanto a ogni singolo lavoratore e alle loro famiglie. Non si tratta solo di una vertenza sindacale, ma di una battaglia di civiltà. Chiediamo che il Ministero eserciti il proprio ruolo di garante e che le aziende subentranti rispettino gli obblighi di assorbimento della forza lavoro. L’assenza ingiustificata delle aziende ai tavoli di confronto e la mancanza di trasparenza sui piani industriali hanno reso inevitabile lo stato di agitazione.
Se non arriveranno risposte concrete, la mobilitazione continuerà con ancora più forza. Laprofessionalità dei lavoratori di Topnetwork non può essere cancellata da un colpo di spugna.









